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Il potere di dare i nomi alle cose è, fin dai tempi della Bibbia, il potere supremo, e nell’era dell’informazione lo è più che mai: ogni giorno nuove parole nascono per definire nuovi concetti (femminicidio, petaloso, rider) e ogni giorno parole vecchie assumono nuovi significati (giustizialista, negazionista, peracottaro) mentre altre sfumano verso l’oblìo insieme agli oggetti e ai concetti che rappresentano (signorina, merceria, acquaiolo).

Ogni giorno inventiamo o adottiamo parole di cui potremmo -o vorremmo- fare a meno, ma sono altrettante le parole che ci mancano, o che non sappiamo più trovare, per descrivere il presente e immaginare il futuro.

Il potere di imporre, o di nascondere, o di “sporcare” una parola è il potere di disegnare un possibile futuro e di negarne un altro, ed è paradossale che proprio nell’era dei meme istantanei e dell’accesso universale all’agorà virtuale questo potere sia sempre più concentrato e monolitico.

In questa rubrica andremo in cerca di buone parole da rivitalizzare e di parole ambigue da decodificare: e ogni tanto, con un po’ di fortuna, ci capiterà forse di (ri)trovare qualcuna delle parole/idee che mancano all’appello.

Oleopaticus

Oleopaticus

Nato negli anni '60, ha passato buona parte dell'infanzia dribblando ulivi nel tentativo di migliorare il palleggio: sforzo inutile e ben presto abbandonato, di cui resta oggi un rapporto di fratellanza con gli ulivi che si è via via esteso a tutti i nostri amici con le radici. Ha studiato la storia della Scienza, dei suoi rapporti con il Potere, dei suoi cambi di paradigma passati e di quelli auspicabili per il futuro. Dopo un'esperienza nella Polizia Giudiziaria ha continuato ad occuparsi di questioni ambientali/scientifiche (ma anche, nel tempo, di varia umanità: dai serial killers ai giovani talenti artistici) come giornalista. Dalle pagine di Simbiosi gli piacerebbe avviare qualche riflessione sull'inquinamento delle parole, ovvero su come certi artifici linguistici e certi stereotipi veicolati da stampa e tv siano determinanti - al netto delle censure vere e proprie - per influenzare l'opinione pubblica, e sui meccanismi narrativi alternativi che possono aiutarci a (ri)portare la voce degli alberi all'orecchio dei potenti e al cuore delle persone.

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