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Pietro

Guarigione.
Introspezione.
Pace.
Silenzio.
Presa di coscienza.
Accettazione.

Unione con il sé più profondo, con quell’anima universale che tutto pervade.

La montagna è questo e molto altro: filosofia, medicina, uno stato d’animo, un modo di essere.

La montagna non è una meta turistica, ma una meta dell’anima. Dovrebbero comprenderlo tutti quelli che decidono di passare anche solo qualche ora in un bosco o su una mulattiera.

Servono preparazione, calma interiore, voglia di spingersi oltre il proprio limite, ma senza clamore, senza il desiderio di dimostrare qualcosa se non a se stessi.

Affrontare la montagna significa mettersi in gioco, sfidarsi. E per farlo occorre consapevolezza: ecco la parola d’ordine.

Consapevolezza di noi e del nostro essere la Natura, stretti in un avvolgente abbraccio che rinvigorisce l’anima.

Raggiungere questo stato di accettazione necessita di due qualità fondamentali: osservazione e capacità di mettersi in sintonia con tutti gli elementi, fino a divenirne parte. Ecco allora che se dapprima osserviamo in maniera “esterna” ciò che ci circonda – odori, colori, suoni, movimenti – ci troveremo, infine, a sopprimere lo scarto tra il “dentro” e il “fuori”, tra ciò che siamo “noi” e ciò che è “altro da noi”.

Il che vale a dire: consapevolezza di non essere “separati”, ma parte di un Tutto.

Come noi guardiamo la Natura, la Natura guarda dentro di noi: ci riflettiamo l’uno nell’altra, in uno specchio che mette in luce il nostro vero “io”.

Se decidiamo di vivere la montagna in modo superficiale, come “meta turistica”, verremo presto smentiti. Affrontare questo viaggio ci metterà dinanzi ai nostri limiti.

Ricordi Atreyu, protagonista de “La Storia Infinita”? Tra le prove che il giovane guerriero deve superare vi è quella dello specchio. Pochi hanno il coraggio di guardare dentro se stessi e tutti fuggono urlando.

Ecco, più tempo spendiamo nella Natura e più capiamo chi siamo, di cosa abbiamo davvero paura, cosa non ci piace e di cosa dobbiamo essere orgogliosi.

Non è semplice spegnere gli stimoli quotidiani della nostra vita. Eppure dobbiamo imparare a farlo. I momenti passati in montagna, o comunque a contatto con la Natura, sono tra i pochi in cui non siamo martellati dai troppi e inarrestabili richiami, che ci distolgono dalla nostra vera essenza.

Qui ritroviamo la simbiosi con il Tutto, allorché dimentichiamo paure, ansie, irrequietezze. Più precisamente: le accettiamo.

Nonostante la fatica e il pericolo, chi ama la montagna e i boschi ha la chiave di volta per un senso di benessere vero e totalizzante, che in pochi provano nel corso della vita.

So che puoi sentirlo: basta chiudere gli occhi e immaginarti alla fine di un lungo sentiero, ormai giunto alla vetta, le gambe tremanti dallo sforzo, il respiro mozzato dalla fatica; lì, proprio in quel momento, vedi la meraviglia intorno e sotto di te.
È quello il preciso momento dell’estasi, il momento per cui hai tanto faticato e resistito alla tentazione di tornare indietro.

Su quella vetta, davanti alla meraviglia che si volge all’infinito, c’è tutto. Ci sei tu, la Natura, il Mondo. Il senso di ogni cosa.

Solo chi ha la montagna dentro può comprenderlo fino in fondo.

Dovrà affrontare la porta dello Specchio Magico. Si troverà faccia a faccia con il proprio io.

E con questo?
Cosa vuoi che sia per lui?

Tutti sono convinti che sia facile. Ma sovente i buoni scoprono di essere crudeli, eroi famosi scoprono di essere codardi. Posti di fronte il loro vero io, pressoché tutti gli uomini fuggono urlando.

M. Ende, “La storia infinita”

Foto di Thomas Cantoni


Alex

Una delle lezioni più importanti, che ho imparato dai miei viaggi, è che l’immersione nella Natura è ancora più profonda e forte se si è soli. La prova è più difficile ma le sensazioni che si avvertono sono amplificate.

Viaggiare da soli, sia che si tratti di poche ore o giorni interi, porta alla vera comprensione e alla consapevolezza più autentica.

Daniele Dal Canto, mentore e mio grande amico, una volta mi disse:

A scuola prima segui la lezione e poi fai l’esame, mentre Madre Natura prima ti fa l’esame e poi ti spiega la lezione.


La montagna va presa e compresa per gradi, perché da alcune sue lezioni non si torna indietro
.

Ricordo fin troppo bene quanto la solitudine e la Natura selvaggia della Romania mi diedero non pochi problemi durante il mio viaggio in solitaria. Ho sentito l’amaro in bocca, il cuore battere come un tamburo nel petto; il terrore stringere le viscere in una morsa, come un serpente che si attorciglia alla propria preda.

All’apparenza non c’era un pericolo contingente in grado di giustificare simili sensazioni: forse non ero pienamente pronto a un’immersione così lunga. Perché sì, la Natura è la nostra casa più antica, ma con il tempo l’abbiamo fatta diventare estranea.

Più tempo si passa da soli in mezzo alla Natura e più si impara a conoscersi e a entrare in simbiosi con essa.

Ci accorgiamo di dettagli che prima non avremmo notato: il cambiare degli odori quando muta il tempo, il canto degli uccelli, il volo differenziato (si tratti di fuga o di andare a cercar cibo), fino a esser capaci di riconoscere le tracce lasciate dagli abitanti del luogo.

Un caro amico e maestro, David Michael Hull, dal quale ho avuto il dono di imparare la lettura delle tracce, un giorno mi disse:ground is the oldest newspaper in print“, il terreno è il più antico giornale mai stampato.

E aveva ragione. Si può capire molto di ciò che accade intorno a noi e tornare così a leggere il libro della Natura per sentirci ancora più a casa.

Io credo che viaggiare soli sia l’ultima possibilità che abbiamo per poterci conoscere davvero, cosa altrimenti impossibile in una società divenuta palcoscenico per maschere dai molteplici ruoli. Con ciò finiamo per dimenticare noi stessi e la possibilità della solitudine. Ci sentiamo incompleti e cerchiamo costantemente di colmare quel vuoto, perché abbiamo paura di rimanere soli.

Come se potessimo essere al sicuro solo con qualcuno accanto.

Ciò che invece ho compreso con umiltà nei miei viaggi è che per star bene con gli altri dobbiamo star bene prima con noi stessi.

Affrontare e accogliere la montagna significa accogliere la Vita e di conseguenza la felicità.

La montagna non è solo nevi e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all’altro, silenzio tempo e misura.
Paolo Cognetti

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Pietro Comeri

Pietro Comeri

Fin da piccolo, grazie all’insegnamento di genitori e nonni, ama in modo viscerale boschi e montagne. Imprenditore e organizzatore di eventi da oltre un decennio, si è da sempre dedicato alla vendita e alla produzione artigianale. Per oltre 15 anni, fino al 2016, è stato presidente di una delle associazioni di rievocazione storica dell’età del ferro più importanti del panorama nazionale. Nel 2019, spinto dalla necessità di far qualcosa per l’emergenza ambientale, crea il brand di t-shirt Aspis Wear, con lo scopo ulteriore di sostenere il progetto “Nuove Antiche Foreste”. Nel 2019 insieme ad altri compagni di viaggio fonda l’associazione Città di Smeraldo Aps, che gestisce in totale trasparenza tale ambiziosa iniziativa.

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