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(Tratto dal Volume 1 di Simbiosi. Puoi acquistarlo da qui).

Per oltre trent’anni ho insegnato e tuttora insegno discipline legate al rimboschimento e al restauro forestale. Credo, anzi, di essere ancora l’unico docente ordinario dell’università italiana titolare di questo insegnamento. Difficile quindi trovare un sostenitore più convinto del sottoscritto rispetto all’opportunità di dedicare impegno e risorse alla piantagione di alberi e foreste. Ciò premesso, ritengo doveroso fare un po’ di chiarezza sull’argomento visto che il rimboschimento, dopo decenni di oblio, è tornato di moda. Ne parla il nuovo Testo Unico in materia di Foreste e Filiere Forestali (TUFF), che peraltro sostiene contemporaneamente la necessità di “contenere” i boschi che “abusivamente” occupano i terreni agricoli abbandonati, ne parlano i suoi massimi interpreti, come, ad esempio, i Proff. Marchetti e Pettenella o il Dott. Vacchiano, ne parlano le “Comunità Laudato Sì”, ne parlano associazioni e fondazioni costituite ad hoc, e così via. Di primo acchito verrebbe da dire: ottimo, non si può sperare di più. L’aspetto che non è stato esplicitato a dovere, però, è quello relativo ai numeri in gioco.

Quando si parla di rimboschimenti, generalmente si calcola il numero di piante per ettaro, l’unità di superficie di riferimento in campo agroforestale. Un ettaro equivale a una superficie di 10.000 metri quadrati ossia a un quadrato di 100 metri di lato. Per capirci: un campo di calcio misura tra 7.500 e 8.000 metri quadrati, cioè poco meno di un ettaro (20-25% in meno); la Basilica di S. Pietro a Roma ha una superficie anche più grande, 2,3 ha, e la famosa piazza antistante ha un’ampiezza totale pari a 6,15 ha con un selciato di 3,3 ettari; la superficie netta di Piazza del Duomo a Milano è di 1,7 ha mentre il più vasto spazio delimitato degli edifici che ne chiudono la prospettiva raggiunge i 4 ettari; la superficie di Villa Borghese a Roma ha una superficie di 80 ettari e Villa Doria Pamphili ne conta ben 184; a Milano i Giardini Montanelli coprono una superficie di 17,2 ettari e Parco Sempione ne misura 38,6, ma il Parco di Monza si estende su 688 ha; il Parco del Valentino a Torino copre un’area di 42,10 ettari; a Palermo il Parco della Favorita occupa circa 350 ha (all’origine erano 400) al pari di Central Park a New York (341 ha); il parco della Reggia di Caserta misura 120 ettari.

Vediamo ora quanti alberi “entrano” in un ettaro. In natura il numero è estremamente variabile e non ha quasi senso dare delle cifre perché la densità dei boschi dipende dal clima, dalla fertilità del suolo, dall’età del popolamento, dalle specie che lo compongono e da mille altri fattori. Il discorso cambia quando si progetta un rimboschimento perché, per determinare il numero di piante da mettere a dimora, solitamente ci si attiene a degli schemi prefissati. Il sesto, ossia la distribuzione delle piante sul terreno, può essere geometrico o libero, ma la densità, cioè il numero di piante per ettaro, generalmente non varia molto: la tabella consultabile a fine articolo fornisce un’idea delle situazioni più frequenti nell’area mediterranea, per quanto siano le più adottate anche nell’Europa continentale. Non si sbaglia quindi se si considera come densità media un numero pari a 1000 piante per ettaro sebbene in Italia non siano inusuali impianti di 2×2 m o 2×2,5 m, il che porta ad avere una densità di 2000-2500 piantine/ha. E, a questo punto, si possono fare alcune considerazioni su quanto riportato con enfasi dai media. Ad esempio: La Società Tiesse di Ivrea, un’azienda che progetta e realizza, interamente in Italia, router e dispositivi M2M di fascia professionale, pianta 1000 alberi nel Comune di Calitri, in provincia di Avellino. Si tratta solo di 1 ettaro, poco più di un campo di calcio, ma la società Tiesse merita rispetto e riconoscenza perché realizza la piccola piantagione investendo del proprio.

Pioppeto

La Società Bestway, azienda italiana specializzata in piscine e arredamenti gonfiabili per adulti e bambini, con sede a Merate (LC), in collaborazione con Treedom, ha avviato un progetto per piantare 1.500 nuovi alberi in diversi Paesi del mondo. Il progetto sembra ambizioso, ma si tratta pur sempre di un ettaro e mezzo, cioè un paio di campi di calcio. Se gli alberi non fossero sparsi per il mondo probabilmente sarebbe meglio. E tuttavia, la Bestway merita il massimo rispetto perché, come la Tiesse, investe proprie risorse e mostra una sensibilità nei confronti dell’ambiente che risulta ignota alla maggior parte delle imprese. È anche questo il motivo per cui si riportano i nomi delle aziende: non è una critica, ma un’occasione di plauso. A volte c’è chi fa molto di più, anche in Italia. A Parma la famiglia Spaggiari ha creato, a spese proprie e su un proprio terreno di 11 ettari, un nuovo bosco di 11.000 alberi tra cui olmi, noci, querce e frassini.

Altri seguono un approccio leggermente diverso. Nelle settimane scorse i media hanno dato notizia dell’avvio di una collaborazione tra SNAM e CDP (Cassa Depositi e Prestiti) per dare vita a una società benefit che promuoverà e realizzerà iniziative di imboschimento e rimboschimento su terreni della pubblica amministrazione e degli enti locali, sostenute economicamente da aziende e privati, mediante la vendita di servizi di piantumazione. L’obiettivo è piantare 3 milioni di nuovi alberi entro il 2030. Ritornando alla media dei 1000 alberi ad ettaro, 3.000.000 di alberi piantati equivalgono a 3000 ha. A questo punto bisogna ricordare che, dai rilievi eseguiti dai Carabinieri Forestali nell’ambito dell’INFC (Inventario Nazionale delle Foreste e dei serbatoi di Carbonio, ultimo aggiornamento parziale, anno 2015), il tasso di avanzamento naturale del bosco sui terreni abbandonati è di 60.000 (sessantamila) ettari/anno. Salvo errori, 60.000 diviso 3.000 fa 20. Significa che SNAM e CDP costituiscono una società ad hoc per fare in 10 anni (perché si parla di un progetto da realizzare entro il 2030) un ventesimo del lavoro che i boschi fanno da soli in 1 anno se vengono lasciati in pace! Alcuni autori, per indicare l’avanzamento annuo del bosco sui terreni incolti, ritengono valida una cifra più prudenziale, pari a 45.000 ha, ma se anche così fosse, si tratterebbe di un processo che si compie in 1 anno e 3 mesi anziché in un anno soltanto. Anche in questo caso, comunque, nulla da ridire sull’iniziativa, ma non si può non notare che i fondi necessari per raggiungere l’obiettivo deriveranno solo in parte dal patrimonio societario (comunque, SNAM e CDP sono società controllate dalla Stato rispettivamente per l’83 e il 32% circa), perché per il resto si farà ricorso a fondi esterni di enti privati ed enti pubblici, cioè pagati dai contribuenti.

Ancora diversa l’impostazione del programma promosso dal Comitato AlberItalia che si propone di piantare 60 milioni di alberi per contrastare la crisi climatica seguendo l’invito del Vescovo di Rieti, Mons. Domenico Pompili che, a tale scopo, ha fondato le “Comunità Laudato Sì”. L’obiettivo è anche educativo perché si vuole “migliorare il rapporto delle persone e delle comunità con gli alberi, piantandoli, difendendoli e sostituendoli se necessario”. Con lo stesso fine si prende in considerazione un uso sapiente e sostenibile del legno. Nello Statuto del Comitato si specificano all’art. 2 i numerosi scopi dell’organismo, tra cui la gestione “climaticamente intelligente” di alberi e foreste, la sostituzione di materie prime non rinnovabili con il legno e la gestione integrata di filiera. Questa verrà attuata attraverso Progetti di filiera ossia “progetti finalizzati a valorizzare le filiere locali e l’uso efficiente delle risorse dal punto di vista degli effetti sul clima in un’ottica di bioeconomia ed economia circolare quali ad esempio favorire la fissazione del carbonio in prodotti di legno (effetti di sostituzione), evitare l’emissione di gas climalteranti attraverso la trasformazione energetica secondo il principio di uso a cascata”. Infine, le risorse per sostenere tutte queste attività verranno reperite attraverso la raccolta di fondi pubblici e privati a cura di una Fondazione che verrà costituita allo scioglimento del Comitato previsto non oltre il 31 dicembre del 2022 e che dopo quella data gestirà il tutto. Nel frattempo “possono aderire al Comitato, in qualità di Organizzatori, gli enti pubblici o i privati che eseguono un apporto in denaro o in servizi non inferiore ad Euro 10.000,00”.

Ancora una volta non si può non elogiare chi si impegna a incrementare il patrimonio arboreo della Penisola. Tuttavia, due o tre considerazioni sono inevitabili. Innanzitutto il solito discorso della superficie: 60 milioni di alberi occupano 60.000 ettari. Certamente è moltissimo, quasi un terzo del Parco Nazionale del Pollino (192.565 ha) e quasi l’equivalente dell’area del Parco Nazionale della Majella (62.838 ha). Ma è pur sempre la stessa superficie che annualmente gli alberi vanno a rimboschire da soli rioccupando i campi abbandonati ovvero quegli spazi che in tempi più o meno remoti erano stati sottratti alla foresta per destinarli all’agricoltura. Inoltre, ancorché encomiabile e da sostenere al pari di tutte le imprese di ricostituzione del manto forestale, la creazione di 60.000 ettari di nuovi boschi non sarebbe certo un’impresa titanica. Corrisponde, infatti alla superficie media annua rimboschita dalla Spagna nel periodo 1940-1956 (60.279 ha/anno; fonte FAO). In seguito tale ritmo di riforestazione si è notevolmente ridotto, ma nel ventennio 1990-2010 la Spagna ha continuato a piantare alberi sul proprio territorio nella misura di 32.000 ettari per anno e ancora oggi prosegue con impegno di non molto inferiore nonostante la gravissima crisi economica che ha colpito il Paese a partire dal 2008.

In secondo luogo, il progetto di AlberItalia si differenzia dagli altri sopra citati perché oltre ad affidarsi totalmente a finanziamenti esterni, non offre agli aderenti la garanzia che gli alberi piantati rimangano al loro posto fino al compimento del loro ciclo vitale. Anzi, è chiaramente detto nello Statuto che uno degli obiettivi del Comitato è quello di sostenere la filiera bosco-legno e, a cascata, l’uso energetico delle biomasse legnose. Il che non meraviglia visto che i promotori del Comitato sono Marchetti, Vacchiano, etc., ovvero sempre coloro che, dopo averla promossa, non perdono occasione per ribadire il valore della nuova legge forestale (Testo Unico in materia di Foreste e Filiere Forestali) che tante critiche ha ricevuto dagli amanti della Natura per la sua impostazione fortemente produttivistica. Ciò è comunque legittimo perché il legno è fondamentale per il nostro benessere e perché ho sempre considerato il (corretto e ponderato) prelievo legnoso un “diritto naturale” dell’uomo. La portata produttivistica del progetto, però, deve essere ben chiara, anche alle “Comunità Laudato Sì”, giacché sono convinto che quando Mons. Pompili lanciò la campagna per la piantagione di 60 milioni di alberi, uno per ogni cittadino italiano, avesse in mente qualcosa di diverso da una serie di segherie. Se non altro perché voleva portare sul piano applicativo il messaggio dell’Enciclica papale e, per quanto io voglia sforzarmi di essere scettico, non riesco proprio ad immaginare che Papa Francesco, per scrivere la nobile “Laudato Sì”, si sia ispirato allo statuto dell’ITTO (International Tropical Timber Organization). Soprattutto, in tal modo si depotenzia l’obiettivo di contrastare il cambiamento climatico in atto attraverso il sequestro della CO2 atmosferica da parte degli alberi. Infatti deve essere chiaro, una volta per tutte, che piantine di pochi anni, quali quelle che vengono messe a dimora nei rimboschimenti, non sono assolutamente comparabili con gli alberi adulti o vetusti in termini di capacità di assorbimento del carbonio. Avremo modo di approfondire quest’argomento in altra occasione.

Per il momento impegniamoci tutti a salvaguardare le foreste esistenti e a creare nuovi ecosistemi forestali, che sono tutt’altra cosa rispetto alle monocolture intensive, esattamente la mission che si prefigge il meritorio progetto NAF (Nuove Antiche Foreste).

D’altra parte ciascuno nel suo piccolo può fare qualcosa di grande perché presso tutte le religioni piantare un albero è sempre stato considerato un atto sacro, di raccomandazione dell’anima a Dio. Ha detto il Profeta Maometto:

Se arriva l’Ora del giudizio e nella mano di uno di voi c’è un germoglio di palma o una piantina, se si è in grado di piantarla prima che si verifichi l’Ora, allora la si deve piantare.


In tabella sono indicate le densità d’impianto e quelle finali perché spesso, dopo un certo numero di anni dalla messa a dimora, il soprassuolo viene diradato. In alcuni casi la densità di impianto coincide con quella definitiva. 

Quadrangolo
Sesto iniziale Densità (n/ha) Sesto finale Densità (n/ha) Paese
3 x 3 1111 6 x 6 278 Italia—Mediterraneo
2.5 x 2.5 1600 5 x 5 400 Italia
4 x 4 625 4 x 8 ; 8 x 8 312 ; 156 Spagna
7 x 4 357 7 x 4 ; 7 x 8 357 ; 178 Spagna
8 x 4 312 8 x 4 ; 8 x 8 312 ; 156 Spagna
6 x 3 555 6 x 6 278 Portogallo—Francia
6 x 1.5 1111 6 x 6 278 Portogallo—Francia
3 x 3 1111 6 x 6 278 Portogallo—Francia
5 x 1.5 1333 5 x 6 333 Portogallo—Francia
3.5 x 2.5 1143 7 x 5 286 Nord Africa
4 x 5 500 5 x 8 ; 10 x 8 250 ; 125 Nord Africa
5 x 5 400 5 x 5 ; 10 x 10 400 ; 100 Nord Africa
Quinconce
Sesto iniziale Densità (n/ha) Sesto finale Densità (n/ha) Paese
5 x 5 2000 10 x 10 1000 Medit. Sett.
6 x 6 1388 12 x 12 347 Medit. Sett.
8 x 8 781 16 x 16 195 Medit. Sett.
Settonce
Sesto iniziale Densità (n/ha) Sesto finale Densità (n/ha) Paese
4 x 9 1388 8 x 18 347 Medit. Sett.
5 x 11 909 10 x 22 227 Medit. Sett.
Sesto Naturaliforme
Sesto iniziale Densità (n/ha) Sesto finale Densità (n/ha) Paese
Variabile 1000 ca. Variabile 250 ca. Mediterraneo

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Bartolomeo Schirone

Bartolomeo Schirone

È nato a Bari nel 1953. Laureato in Scienze Biologiche presso l’Università di Bari, è Professore ordinario di Selvicoltura e Assestamento forestale presso l’Università degli Studi della Tuscia. Attualmente è docente di Dendrologia e Dasologia montana, Selvicoltura, Conservazione della Biodiversità e Vivaistica Forestale, Restauro Forestale e Ambientale. Autore di circa 300 pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali, ha coordinato diversi progetti nazionali e internazionali (da ultimo il progetto europeo Zephyr: www.zephyr-project.eu). Ha inoltre redatto il piano di gestione forestale di vari parchi e aree protette. È Presidente del Corso di Laurea in Scienze della Montagna (Università della Tuscia, sede di Rieti). Altresì è Presidente della Società Italiana di Restauro Forestale nonché Vicepresidente del GUFI (Gruppo Unitario per le Foreste Italiane). È membro dell’ISDE (International Society of Doctors for Environment), dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali e dell’Accademia Petrarca. I suoi attuali interessi di ricerca vertono sulla storia e l’evoluzione delle specie forestali (filogenesi, genetica, archeologia). A livello di ricerca applicata si occupa di restauro ambientale, ecologia forestale, selvicoltura e conservazione della biodiversità.

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